Episodio 6 - Pattuglia a Cavallo

 



Linn e Vesha accettorono le mie condizioni e si unirono a me e a Piri. O forse sarebbe meglio dire che io e Piri ci unimmo a loro due.

Era evidente che non si fidavano di me e che questo accordo era l'ultima cosa che si sarebbero aspettate.

Tra l'altro eravano tutti senza una moneta. Io le avevo finite portando Piri alle tere e affittando una stanza in città. Linn e Vesha temo le avessero finito le loro monete per estorcere qualche informazione su di me. Il solo pensiero che avessero speso tutti i loro soldi per rubarmi la mappa e uccidermi mi fece venire i brividi.

Dovetti fermarmi un attimo per non vomitare.

L'unica soluzione che avevamo era di unirci ad una pattuglia a cavallo per controllare e mettere in sicurezza i terreni intorno alla città. Un lavoro onesto e pagato abbastanza per permetterci un'altra notte al caldo.

La milizia della città ci misi a disposizione solo due cavalli. Poco male, meglio che pattugliare a piedi.

Se fossimo tornati con dei risultati ci avrebbero pagato. Due guardie si unirono a noi. Una ferale dai tratti felici e la coda e una mezzaumana. A quanto pare continuavo ad essere l'unico maschio del gruppo, ma sembrava quasi che la cosa le disturbasse. 

Montammo a cavalo e uscimmo dalla città

Poco dopo esserci inoltrati in un sentiero lo vedemmo prima di sentirlo. Un uomo solo, in mezzo alla strada.

Stava in piedi con l’aria di chi aveva dimenticato qualcosa di importante. I vestiti erano quelli di uno studioso: troppo puliti per un viaggiatore, troppo leggeri per qualcuno che sapesse davvero dove si trovava.

Fu Linn a parlare per prima.

«Si è perso?»

La ragazza dai corni non disse nulla, ma la sua mano scivolò sull’elsa della lama. Io rallentai il cavallo.

«Non qui.» sussurrai

L’uomo alzò lo sguardo quando ci avvicinammo. I suoi occhi si illuminarono di sollievo.

«Ah! Finalmente. La città… da che parte si trova?» Ci chiese solo quello. Non chiese acqua. Non chiese aiuto. Solo la direzione. Troppo poco. Troppo semplice. Indicai alle nostre spalle.

«Sempre dritto.» Lui annuì, ringraziò, e si allontanò senza aggiungere altro.

Restammo a guardarlo finché non sparì tra le colline.

«Era strano,» disse Linn.

«Sì.»

La ragazza dai corni mi osservava.

«Tu non ti fidi.» Non era una domanda. Scossi la testa.

«Ho già visto questa scena.»

Piri, aggrappata dietro di me, inclinò la testa.

«È un predatore?»

«No,» dissi. «È l’esca.»

Mi voltai verso di lei.

«Vai avanti.»

Lei non chiese altro.

Si sollevò leggermente nell’aria senza un suono e salì sugl'alberi. Passò meno di un minuto. Poi tornò. E non disse nulla. Non ce n’era bisogno. I suoi occhi bastavano.

«Quanti?» chiese la ragazza dai corni. Piri aprì una mano. NoveSorrisi.

«Perfetto.»


Li trovammo poco più avanti e li facemmo attendere. Era divertente osservarli mentre si spazientivano sempre di più non vedendoci arrivare.

Il più grosso di loro iniziò a prendersela con il tipo che poco prima si era finto con noi uno studioso smarrito. Il poverino tremava, mentre tentava di tranquillizzare il tipo grosso.

Poi attaccammo riuscendo a coglierli di sorpresa.


Nonostante tutto li sottovalutammo. Vincemmo, ma a fatica.


Accampammo vicino al fiume. Nessuno parlò molto.

Il fuoco crepitava piano. Piri si sedette accanto a me, stringendosi nelle ali.

Linn e l’altra ragazza stavano dall’altra parte, vicine ma non troppo. Alleate.

Mi sdraiai guardando il cielo.

Non ricordavo l’ultima volta che non ero stato solo.

Non ero sicuro di volerci fare l’abitudine.





Mi svegliò il rumore dell’acqua. La luce dell’alba filtrava tra le foglie.

Piri dormiva ancora, rannicchiata.

Mi alzai piano. Fu allora che le vidi. Linn e Vesha erano nel fiume. L’acqua arrivava loro alla vita.


Si muovevano lentamente, lavando via il sangue della sera prima dai loro abiti.

Sembravano diverse. Più giovani. Felici. Più vulnerabili.

Quasi.

Linn si accorse di me. Esitò. Si sitemò una ciocca di capelli dietro l'orecchio e mi sorrise.

Non il sorriso timido e falso che mostrava agli altri.

Uno diverso.

«Buongiorno, cartografo.»

Distolsi lo sguardo.

«Buongiorno.» risposi

Vesha, la ragazza dai corni affilati, non si voltò.

«Osservi spesso le ragazze mentre si lavano?»

«No.»

«Peccato.»

Cos'erano queste provocazioni? Era un'altro dei loro trucchi o volevano solo divertirsi a punzecchiarmi? 

Si misero a ridere. Poi, mentre rideva, Linn fece una smorfia e fu come se la sua caviglia di punto in bianco non avesse più la forza di reggerla. Appena la sua compagna Vesha se ne accorse la tirò su dall'acqua.

Io mi alzai e corsi verso di loro. La caviglia di Linn aveva una ferita profonda che si era appena riaperta. Sicuramente avevano provato a curarla la sera prima con qualche rimedio pagato poco.

Corsi a prendere la mia borsa. Quando tornai Linn era seduta distesa sulla riva. Mi chinai verso di lei e feci per sollevarle la caviglia, ma Linn la ritiro con un'altra smorfia di dolore.

Vesha tese i muscoli, cercando istintivamente il coltello, che non aveva.

«Ma di che cosa avete paura adesso?! Ho delle bende. Se ci dovessero attaccare di nuovo con queste potresti ancora combattere»

Linn guardò Vesha. Solo ieri erano loro a volermi uccidere e adesso non si fidano di me. Da quando ero diventato io la minaccia?

La bionda sanguefatato mi concesse di toccare la sua caviglia, anche se con una certa diffidenza. A pensarci bene quanti umani avevano mai avuto il privilegio di toccare una sanguefatato. Anche solo guardare una sangue fatato poteva voler rischiare la vita. Sapevo di città in cui respirare la stessa aria di una sanguefatato era punibile con la morte. Dell'umano ovviamente.

«Cos'hai da sorridere?!»

Vesha mi aveva beccato

«Niente, scusatemi»

Tanto valeva buttarsi. Decisi di rischiare un po'. Presi una crema dalla borsa.

«Cosa pensi di fare?!» Vesha non intendeva abbassare la guardia

«È una pomata di erbe, ridurrà il gonfiore. Ma posso anche non sprecarla, visto quanto ho dovuto sborsare per averla» In realtà l'avevo fatta io masticando delle erbe raccolte in un campo. Alla fine erano comuni erbe macinate con la mia saliva. Abbastanza schifoso, ma funzionava. L'importante era farle credere che fosse una crema miracolosa.


Linn non staccò gl'occhi dalle mie mani. Era tesa. Spalmai l'unguento sulla ferita e altro sulla caviglia e sul piede. Massaggia controllando che non ci fosse niente di rotto.

Un sussulto!

Ehi ehi!...a quanto pare alla fredda e glaciale sanguafatato il massaggio non dispiaceva.

«Sei fortunata, le ossa del piede non sembrano fratturate» Le massaggiai il piede e sentii i suoi muscoli rilassarsi e il battito accellerare. Eh eh eh tranquilla, non lo dirò a nessuno, puoi continuare a far credere di essere superiore.

Per adesso bastava così. Mi alzai

«Dovrò andare a cercare altre erbe»

Linn non disse niente, ma il suo sguardo tradiva una delusione per il massaggio interrotto. Ma non si preoccupò di ringraziarmi. Non che me lo aspettassi, anzi.

«Vengo con te!» disse improvvisamente Vesha.

Ecco, questo invece mi stupì molto.

«Non mi fido. Potresti raccogliere cose strane o avere un contatto nel bosco e tentare di fregarci!» disse seria la ragazza con le corna.

Ok, adesso ha senso.

«Fai come vuoi! Seguimi, non staremo via molto»

Come mi era uscita frase e questo tono così autoritario? Avevo rischiato molto osando toccare una sanguefatato. Ma parlare con autorità ad una crepuscolare...era morte certa.

«S-sì!» 

Cos'era questo "sì" insicuro? Una crepuscolare che ascolta un ordine da un umano. Lo ammetto, non era proprio un ordine. Era più una proposta. Ma in ogni caso l'avevo detta con un certo tono perentorio. Mi sarei aspettato, come minimo, un coltello puntato alla gola.

A raccontarlo non ci avrebbe creduto nessuno.

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