Episodio 2 - Inizia l'avventura - La prima notte con Piri
Piri scese dall’albero senza fare rumore.
Non nel senso figurato: proprio senza rumore. Un attimo prima era tra le fronde, l’attimo dopo era lì, davanti a me, come se fosse sempre stata parte del sentiero.
Non ha detto nulla. Si è limitata a sistemarsi il cappuccio, a stringere meglio l’arco, e poi ha iniziato a camminarmi accanto. A fianco. Non dietro. Non davanti.
E mi osservava.
Non in modo ostile, ma nemmeno distratto. Con quell’attenzione curiosa e insistente che ti fa venire voglia di controllare se hai qualcosa sul viso o se stai camminando in modo strano. Io ho fatto finta di niente. Ho guardato avanti. Ho continuato a camminare come se non me ne fossi accorto. Spoiler: me ne ero accorto eccome.
Ogni tanto la sentivo inclinarsi leggermente verso di me, come per studiarmi meglio. Occhi grandi, scuri, attentissimi. Dovevo ammetterlo: era proprio carina. Non nel modo fragile o lezioso, ma in quel modo strano e selvatico. Questi occhi grandi che mi scrutavano. Non capivo se mi vedeva come una preda o come un animale strano. E poi il suo seno. Un corpo minuto e tonico e questo seno florido. Sembrava morbido. Mi ero caduto l'occhio e avevo notato che la sua pelle era ricoperta che un sottile e finissimo piumaggio. Ad ogni suo respiro le piccolissime piume si sollevavano e si aprivano leggermente.
Camminammo così per un po’, io fingendo indifferenza, lei palesemente no. Poi, all’improvviso, Piri parlò.
“Gli umani sono proprio brutti.”
Così. Senza preamboli. Senza cattiveria. Come si commenta un sasso storto o un albero malato.
Mi fermai di colpo. Mi stupii. E sì… ci rimasi anche un po’ male.
“Ah,” dissi. Che non è una risposta brillante, ma in mia difesa non me l’aspettavo.
Lei mi guardò, piegando leggermente la testa. “Hanno facce strane. Troppo piatte. E pochi peli.”
Grazie, Piri. Davvero incoraggiante.
Ripresi a camminare cercando di non prenderla sul personale. Non era un insulto, lo capivo. Era solo… onesta. Brutalmente onesta. Lei continuò a camminarmi accanto come se nulla fosse, come se non avesse appena demolito l’autostima dell’unico umano nei paraggi.
Quando iniziò a farsi sera, ci fermammo per l’accampamento. Io cercai un posto riparato, stesi il mantello, feci quello che so fare. Piri invece sparì di nuovo tra gli alberi. Senza spiegazioni.
Tornò dopo poco con una manciata di semi, qualche bacca e… sì, anche un paio di vermi. Li mangiò con naturalezza, seduta su un tronco, mentre io cercavo di non sembrare troppo sorpreso. Io tirai fuori il mio pane e il formaggio. Ognuno con la sua cena. Nessun commento. Eppure, in qualche modo, non mi sentivo più solo.
Piri mangiava tranquilla, le ali leggermente aperte, osservando il bosco come se fosse casa sua. Ogni tanto mi lanciava uno sguardo rapido, curioso, come se stesse ancora decidendo cosa pensare di me.
Io, intanto, pensavo che forse gli umani erano effettivamente brutti. Ma almeno uno stava facendo del suo meglio.
Abbiamo mangiato in silenzio, ognuno il proprio pasto, ma senza imbarazzo.
Era un silenzio nuovo. Non pesava.
Quando il buio ha iniziato a prendere davvero il sopravvento, ci siamo preparati per dormire. Io ho steso il mio mantello a terra, con la schiena contro un albero. Piri si è sistemata dall’altra parte del piccolo spiazzo, accovacciata, le ali raccolte attorno a sé. Avevamo deciso così: un po’ di distanza, come due che ancora non sanno se fidarsi del tutto.
Il bosco di notte fa rumori diversi.
Più profondi. Più vicini.
Non so quanto tempo sia passato. So solo che, a un certo punto, ho sentito un movimento leggero. Non passi. Non fruscii pesanti. Qualcosa di soffice. Piri si era avvicinata senza dire una parola, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Si è seduta accanto a me. Non addosso. Accanto.
Le sue piume mi hanno sfiorato il braccio.
Non me l’aspettavo.
Non erano come immaginavo. Non solo morbide, ma calde, vive. Avevano un odore leggero di bosco e di resina. Piri si è sistemata meglio, cercando una posizione comoda, e io sono rimasto immobile, per non disturbarla.
“Qui va bene,” ha detto piano.
Poi più nulla.
Quella notte ho dormito poco.
Ma non per paura.
Era la prima volta, da quando avevo lasciato il villaggio, che il buio non sembrava ostile. Il respiro regolare di Piri, il peso leggero delle sue piume contro il mio fianco… mi hanno fatto capire una cosa semplice e importantissima:
il viaggio non era più solo mio.
E forse, senza dirlo, lo avevamo capito entrambi.
Mi sono svegliato prima dell’alba.
Il bosco non era ancora tornato a essere giorno, ma nemmeno notte. C’era quell’istante sospeso in cui tutto sembra trattenere il fiato. È stato allora che mi sono accorto che qualcosa non tornava.
Durante la notte ci eravamo mossi.
Non ricordavo quando, né come. So solo che non eravamo più schiena contro schiena. Piri era più vicina. Molto più vicina. Avevo il mio viso immerso nelle sue piume, morbide e calde, come se il bosco stesso avesse deciso di avvolgermi.
Mi resi conto solo un istante dopo che avevo la faccia immersa nel suo seno. Quando era successo? Non erano solo le sue piume ad essere così morbide erano proprio le sue tette. Sentivo il suo cuore battere e ad ogni respiro sprofondavo sempre di più tra il suo seno. Volevo restare così tutta la mattina, immerso in quella morbidezza viva e calda.
Ma come l'avrebbe presa Piri? Praticamente non ci conoscevamo. Non avevo fatto niente di male, ma una donna umana probabilmente avrebbe gridato. Le Aviane invece come reagivano in queste situazioni? avrebbe gridato? mi avrebbe mangiato vivo?
Decisi di staccarmi da lei il mio delicatamente possibile. Per fortuna riuscii a non svegliarla
Avevo su di me il suo odore leggero, pulito. Di legno, di foglie secche, di resina. Un odore che non apparteneva a nulla di pericoloso.
Il suo respiro era calmo, regolare. Dormiva profondamente.
Come eravamo finiti così vicini? Troppo vicino perché fosse stato intenzionale, troppo naturale perché fosse stato un errore. La sera prima mi aveva definito brutto"proprio brutto!" e laveva detto dopo minuti in cui mi osservava. E allora perchè poi si era avvicinata così tanto a me durante la notte?
Decisi di non pensarci troppo. Avrei voluto tenere con me l'odore del suo seno tutto il giorno, ma decisi di andare a darmi una lavata al ruscello che sentivo scorrere li vicino.
Mi spogliai e mi immersi.


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