Episodio 5 - Le Terme
Arrivammo in città con meno monete di quante ne avessimo quando avevamo lasciato la grotta.
Non fu un ingresso glorioso. Nessuna porta spalancata, nessun mercante curioso, nessun bambino che indicava l’esploratore arrivato dalle terre selvagge.
Solo una mano veloce nella folla. E tre monete d’oro in meno. Mi feci fregare come un pivellino. Tre uomini mi vennero incontro, uno mi salutò gentilmente, uno mi urtò e uno mi aiutò a raccogliere una mappa che mi era caduta. Chi dei tre mi prese le tre monete non riuscii a capirlo. Probabilmente se ne presero una a testa, forse per gioco, per sfidarsi tra di loro a chi era più abile. Avrebbero potuto rubarmele facilmente tutte, ma me ne lasciarono tre. Avrei dovuto ringraziarli.
«Ti hanno alleggerito,» osservò Piri, camminandomi accanto e guardando la mia cintura vuota.
«Sì.»
Lei inclinò la testa.
«Non sembri arrabbiato»
Non era una domanda.
«Sono stato uno sciocco. Tutto sommato la lezione che mi hanno dato mi costata anche poco»
Volevo per conoscere le bellezze della città a Piri e non volevo che un furto rovinasse tutto. Prima però volevo andare nella grande biblioteca per controllare una cosa. La grotta dove eravamo appena stati io e Piri aveva qualcosa di particolare. Non era vicina a nessun percorso o strada. Se non ci fossimo finiti seguendo le tracce dei goblin non l'avremmo mai vista.
La biblioteca era un edificio basso, con muri spessi e finestre strette, come se i libri dentro fossero più preziosi della luce.
L’odore mi colpì appena entrai: polvere, colla, pelle antica.
Casa.
Mi sedetti a un tavolo, aprii la mia mappa e iniziai a confrontarla con quelle già esistenti. Linee, simboli, note.
La grotta non c’era. Da nessuna parte. Il mio cuore accelerò. Non era solo un rifugio. Era scoperta.
Ero euforico. Piri invece sembrava annoiata a morte
«È importante?» chiese, spuntando sopra la mia spalla.
«Sì.»
«Allora perché sembri preoccupato e non felice?»
Non seppi rispondere. Dentro ero un'asplosione di eccitazione. Ma avevo anche una cupa sensazione.
Perché le cose importanti attirano sempre qualcuno che vuole prenderle.
Quando uscimmo, il sole era ancora alto. Guardai le mie poche monete rimaste. Poi guardai Piri.
Lei stava osservando la città come un pulcino appena nato osserva il mondo: con stupore assoluto.
«Vieni,» dissi.
«Dove andiamo?»
Esitai. Poi risposi:
«Alle terme.»
Non avevo mai visto Piri così silenziosa.
Il vapore riempiva l’aria, morbido e caldo. Le pietre erano lisce, consumate da generazioni di corpi stanchi.
Con tre monete d'oro potevamo permetterci una vasca più tranquilla. Non la più lussuosa, tutta per noi, ma abbastanza isolata per lasciare che Piri se la godesse come meglio credeva.
Lei immerse prima una mano. Poi l’altra. Poi un piede. Poi si lasciò scivolare dentro tutta intera.
Le sue piume si gonfiarono leggermente.
«È… caldo,» disse.
Lo disse come se fosse una scoperta rivoluzionaria.
Sorrisi. Fu allora che le vidi. Le due ragazze della grotta. Vive. Sedute poco distante.
La bionda fu la prima a riconoscermi. I suoi occhi si illuminarono.

«Il cartografo,» disse sottovoce. Ma il suo labbiale era chiarissimo anche da quella distanza.
La seconda, quella dai capelli scuri e dalle corna, non sorrise. Mi studiò.
Come si studia una serratura. Si avvicinarono. Troppo vicine.
«Non abbiamo potuto ringraziarti,» disse la bionda, posando una mano sul mio braccio.
Il contatto era leggero. Ma intenzionale.
La ragazza scura non parlava.
«Non l’ho fatto per una ricompensa,» dissi.
«Lo sappiamo,» disse lei. E sorrise.
Era un sorriso pericoloso. Era chiaro che la biondina si stava fingendo timida. Le sue braccia erano tese e muscolose. Voleva passare per la ragazza indifesa e devota al suo salvatore, ma i suo muscoli erano pronti a scattare.
Nonostante tutti questi segnali era difficile distogliere lo sguardo dal suo seno giovane. Le sanguefatato sanno come sedurre un uomo. Anche l'altra ragazza, nonostante fosse una crepuscolare, conosceva bene le debolezze del genere maschile
Piri, dall’acqua, osservava la scena. Le sue pupille si erano ristrette.
«Perché vi avvicinate così tanto?» chiese.
La domanda cadde tra noi come un sasso. La bionda rise.
«Perché il tuo amico è interessante.»
Piri inclinò la testa.
«Interessante come quando si trova cibo raro o come quando si trova un predatore nascosto?»
Le due ragazze si guardarono e fecero una piccola risata. Una piccola risata maliziosa.
«Non ci dispiacerebbe essere le prede con lui» Disse la crepuscolare
Io non riuscivo a dire niente, ma il mio corpo sì. La biondina scese con la mano. Sopra l'acqua manteneva in volto un'espressione innocente e timida. Ma sotto la superficie dell'acqua mi accarezza.
«Oh!» disse sussultando, come se non conoscesse il corpo maschile e non si aspettasse che si potesse irrigidire così.
Dovevo ammetterlo, sapeva recitare molto bene la parte della ragazza innocente e pura. Ma la sua mano sapeva come darmi piacere e farmelo crescere ancora di più. Anche la crepuscolare si unì al massaggio
«Niente male per un cartografo» disse, cercando di essere seducente.
Piccolo errore. Finalmente. Le avevo smascherate.
«Quindi era questo il vostro scopo. State puntando alle mie mappe» dissi cambiando espressione.
Le due ragazze si irrigidirono e si staccarono leggermente da me. Mi alzai.
Piri sgranò gl'occhi
«la tua coda!!?! È cresciuta» dissi la mia amica. Ma nessuno diede peso alla sua scoperta.
«Sicuramente è la mappa della grotta che volete. Stavo per venderla. È chiaro che non volete che nessuno scopra l'esistenza di quella grotta. Mi chiedo solo perchè!» Ero serio, in qualche modo le avevo sottomesse.
«Tu non capiresti. Se la tua razza scoprisse l'esistenza di quella grotta sarebbe la fine!!» disse la bionda.
«Tu sai troppo. Abbiamo avuto fortuna a trovarti proprio qui e indifeso. Volevamo darti una morte felice. Eravamo grate di averci salvato!» disse la crepuscolare.
Le guardai, erano determinate. Non stavano più fingendo dietro una maschera.
«Potete avere la mappa. Ma voglio aiutarvi.» dissi. «Non potete più uccidermi qui e adesso. Abbiamo fatto troppo rumore. Ci stanno tutti guardando!»
Le due ragazze mi guardarono stupite.
Quella sera, quando lasciai le terme, non eravamo più in due. Eravamo in quattro.
«La città non è sicura,» disse la ragazza scura. «Meglio viaggiare in gruppo.»
Annuii. Ma sapevo la verità. Non volevano protezione. Volevano la mia direzione. La mia conoscenza. La mia mappa.
Piri rimase silenziosa.
«Non mi piacciono.»
«Perché?»
«Ti guardano come i goblin.»
Non risposi. Perché aveva ragione.
Il mattino dopo, ci unimmo a una pattuglia a cavallo. E fu allora che capii.
La città non era il luogo più pericoloso in cui fossimo entrati. Lo era la compagnia che avevamo scelto.




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