Episodio 4 - Due ragazze in pericolo
Strinsi i pugni così forte che sentii le unghie conficcarsi nei palmi.
L’acqua mi scorreva ancora addosso, ma il freddo non lo sentivo più.
«Piri,» dissi piano, senza staccare gli occhi da quei capelli biondi intrecciati tra le dita sporche del goblin. «Non erano soli.»
Lei si avvicinò di un passo, le piume che frusciavano leggere nel silenzio tornato improvviso. Seguì il mio sguardo e vide anche lei.
Non fece battute, stavolta.
«Femmina?» chiese soltanto.
Annuii.
«E viva?»
«Non lo so.» La voce mi uscì più dura di quanto volessi. «Ma se li abbiamo intercettati qui, significa che il resto del gruppo non è lontano.»
Piri sollevò lo sguardo verso il boschetto in lontananza. Le pupille si fecero sottili, concentrate. Per un attimo non era più la creatura curiosa che mi studiava mentre mi lavavo nel fiume. Era una cacciatrice.
«Sono passati da lì,» disse indicando una linea appena visibile nell’erba alta. «Trascinavano peso. Non erano veloci.»
Mi stupì quanto fosse sicura.
«Puoi seguirli?» chiesi.
Lei mi lanciò un’occhiata obliqua. «Tu puoi correre senza vestiti?»
La guardai. Guardai me stesso. Ancora mezzo immerso nell’acqua, nudo come il giorno in cui ero nato, con l’aria di chi aveva appena scoperto che la giornata sarebbe stata più complicata del previsto.
«Toccato e affondato,» mormorai.
Raccolsi in fretta i miei abiti e mi rivestii con movimenti rapidi, l’adrenalina che mi spingeva le mani più veloci dei pensieri. Ogni fibbia, ogni cintura sembrava impiegare il doppio del tempo.
Quando fui pronto, Piri era già sollevata di qualche metro, in volo leggero sopra l’erba.
«Se sono molti?» le chiesi.
«Allora li contiamo,» rispose. «E poi decidiamo se sei ancora tu il più brutto.»
Non riuscii a trattenere un mezzo sorriso.
Poi mi voltai verso il bosco.
Fino a pochi minuti prima stavo ridendo nell’acqua pensando a quanto fosse buffa la mia prima compagna di viaggio.
Adesso stavo per seguirla dentro un bosco infestato da goblin per salvare una sconosciuta.
La mia vita da cartografo solitario era durata esattamente quanto il tempo di un bagno nel fiume.
«Andiamo,» dissi.
E per la prima volta da quando avevo lasciato il villaggio, non mi sentii più invisibile.
Scendemmo nel sottobosco seguendo tracce sempre più evidenti: rami spezzati, impronte irregolari, un odore acre che pizzicava la gola.
La tana dei goblin si apriva tra le radici di una quercia abbattuta. Un varco basso, umido, con l’aria calda che usciva come un respiro malato.
Entrammo.
La luce filtrava da una fessura nel soffitto di terra. In fondo alla caverna, tra casse rotte e mucchi di cianfrusaglie, due figure si muovevano.
Due ragazze. Una sanguefatato e una crepuscolare. Non avevo mai visto due specie così diverse unite in combattimento. Probabilmente nemmeno si conoscevano e si erano trovate per caso, loro malgrado, assalite dai goblin.
Combattevano, o almeno ci provavano. Una brandiva un pugnale con movimenti incerti, l’altra cercava di reggere una corta spada ma le gambe le tremavano. I colpi erano lenti, imprecisi. Gli occhi lucidi, il respiro spezzato.
«Sono avvelenate,» sussurrai. «O drogate.»
Intorno a loro, quattro goblin ridevano, avvicinandosi a turno come se stessero giocando con la preda.
Fu allora che Piri si irrigidì.
«Aspetta.»
Seguìi il suo sguardo. I goblin erano visibilmente eccitati.
La “piccola coda davanti” dei goblin — come la chiamava lei — non era più affatto piccola. Si era gonfiata, tesa sotto gli stracci luridi che indossavano.
Piri spalancò gli occhi.
«Oh.»
Era genuinamente sorpresa.
«Non sapevo che potesse… crescere così.»
Li osservò con una concentrazione quasi accademica.
«Sono quasi grandi come la tua,» sussurrò, poi abbassò lo sguardo verso di me. «Anche la tua può gonfiarsi così?»
Strinsi i denti. «Non è il momento»
Uno dei goblin afferrò una delle ragazze per i capelli. Lei tentò di colpirlo ma il braccio le cedette.
L’aria nella caverna cambiò. Non era più curiosità. Era pericolo.
«In alto,» sussurrai.
Questa volta Piri non fece domande.
Le sue ali si aprirono in silenzio.
Piri mi guardò con quell’espressione che ormai avevo imparato a temere.
Aveva ragione. L’aria nella caverna era densa del loro stesso fetore, ma sotto si percepiva qualcosa di diverso. Un odore dolciastro, metallico. L’eccitazione li rendeva ciechi.
«Posso attirarli via,» disse Piri.
«Come?» chiesi, già preoccupato.
Lei non rispose. Si sfilò il mantello di piume e lo lasciò cadere a terra, poi fece un gesto rapido sotto la tunica.
Mi lanciò uno sguardo.
«Cerca di non cadere anche tu in questa trappola». Fece un sorrisetto.
Non riuscivo a capire cosa volesse fare e cosa stesse cercando sotto la tunica. Sollevò prima una gambe e poi l'altra e si sfilò le mutandine. Immediatamente un profumo dolciastro raggiunse il mio naso. Stavo per perdere i sensi
Piri mmise un sasso dentro le sue mutandine, batté le ali e si sollevò appena tirando quell fionda improvvisata tra i barili ammucchiati più in fondo alla grotta.
Era solo un piccolo pezzo di stoffa. Ma intriso del suo odore.
L’effetto fu immediato.
Uno dei goblin si bloccò a metà risata. Il naso si sollevò. Poi un altro. Poi un terzo.
Li vidi annusare l’aria come cani affamati.
Uno di loro emise un verso gutturale e si lanciò verso il fondo della grotta, seguito dagli altri. Si urtarono tra loro nel tentativo di raggiungere la fonte dell’odore.
«Adesso!» sussurrò Piri.
Mi mossi.
Scattai in avanti e colpii il più vicino con il manico del pugnale. Piri piombò su un altro, artigli tesi, mirando agli occhi.
Le due ragazze, vedendo l’apertura, trovarono l’ultimo briciolo di energia. Una affondò il pugnale nella coscia di un goblin, l’altra gli sferrò un calcio che lo fece rotolare contro il muro.
Mi guardarono entrambe ansimanti. Sembravano attratte dalla mia cintura e dai miei fianchi.
Ero pronto a riceverle entrambe tra le mie braccia. All'inizio avrei rifiutato la loro offerta di ringraziarmi donandomi il loro corpo. Ma dopo qualche supplica avrei ceduto.
Invece le due ragazze presero un ultimo respiro e sparirono in una stretta fessura della grotta.
Io e Piri ci guardammo.
«Fanno sempre così le femmine umane?»
«Non sono umane. Erano una sanguefatato e una crepuscolare. È assurdo che due della loro razza stiano insieme»
«Come me e te?» mi disse Piri con un sorrisino
«Già» aveva ragione «Noi siamo un duo ancora più assurdo...ma siamo più forti però»






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